Unpli Avellino, le opere del maestro Spiniello: un messaggio di umanità

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Giovanni Spiniello

“Fuori fa freddo” e “L’amore è la famiglia”: le installazioni del maestro Giovanni Spiniello protagoniste dell’evento dell’Unpli Avellino “Un Natale per la pace tra i popoli”, che si concluderà domani, sabato 13 gennaio

«”Fuori fa freddo” è un’installazione dedicata a chi soffre, a chi ha perso il lavoro, a chi vive in guerra» così il maestro Giovanni Spiniello sintetizza il senso dell’opera in mostra nei giorni scorsi ad Avellino.

Il gruppo di sculture, collocato in via Sette Dolori, di fronte alla Cappella della Confraternita, è stato esposto in occasione dell’iniziativa dell’Unpli provincialeUn Natale per la pace tra i popoli“, che si concluderà domani, sabato 13 gennaio.

Oltre a “Fuori fa freddo”, ad arricchire la rassegna il presepe del maestro Antonio Ambrosone, nei pressi della Cattedrale del Duomo, la collettiva di artisti irpini nelle sale della Camera di Commercio nonché un’altra installazione di Spiniello, nell’atrio dell’Ente camerale, dal titolo “L’amore è la famiglia“.

Proprio al maestro Spiniello è stato assegnato quest’anno il PremioNicola Vietri“. La consegna avverrà domani nell’ambito di “Terrafuoco2018.

Giovanni Spiniello

Scultore, pittore, incisore, illustratore e ceramista, Spiniello reinterpreta nella sua arte, sin dagli anni ’60, leggende e miti, mantenendo sempre un profondo legame con l’Irpinia.

Le due installazioni ospitate nel corso di questo evento Unpli sono state realizzate con la tecnica della “plastoggettografia“. Si tratta di sculture e pannelli in cemento armato ad alta resistenza, ideati negli anni immediatamente successivi al terremoto del 1980.

Fuori fa freddo” e “L’amore è la famiglia” rappresentano, dunque, un invito alla riscoperta della nostra umanità, via di salvezza rispetto all’indifferenza e al caos che ci circondano, come spiega lo stesso autore:

«Ho inteso racchiudere in questi due percorsi la possibilità di recuperare noi stessi, sottrarci allo smarrimento, all’estraneazione, ripartendo dalla costruzione della nostra umanità, del nostro umanesimo. Unica cura a un senso di vuoto e spaesamento, di impotenza e incapacità ad agire che sembra predominare in un momento storico nel quale, in un’entropia comunicativa che tutti ci frastorna, è proprio la comunicazione vera la grande assente. Mentre, sopra le nostre teste, soffiano venti di guerra, tuonano minacce apocalittiche con noncuranza infantile, attorno a noi domina l’indifferenza generale, l’assenza di reazioni e il vuoto delle emozioni».