domenica - 9 Maggio 2021

Ariano, Franza riunisce il Comitato dei Sindaci

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    Referendum, vademecum per l’irpino che si astiene

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    Uno dei Referendum più discussi sta per aprire o ha ormai già aperto le urne, fino alle 23. Oggi i mari, domani le nostre montagne. Ma è oggi che possiamo ancora scegliere. Quindi tocca ad ognuno di noi, per diritto e per dovere, andare a votare, scegliendo tra l’essere cittadini passivi e la possibilità di costruire una cittadinanza attiva, capace di determinare il mondo in cui voler vivere

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    Il Referendum (gerundivo del verbo latino refērre, «convocazione per riferire») permette al popolo di esprimersi su questioni istituzionali e politiche essenziali. Questo è un Referendum abrogativo, ovvero si sceglie sì per dire no e viceversa.

    Superare il quorum significherebbe attestare che il popolo ha ancora delle idee e sa farle valere indipendentemente dalla linea di azione e dai dettami del governo.

    Certo il clima socio-politico non è dei migliori. I potenziali elettori sono confusi, incerti e troppo spesso disinformati. Infatti per la prima volta nella storia della nostra Repubblica, una consultazione referendaria si terrà grazie al ricorso al Tar di nove Regioni (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) e non in base alla firme dei cittadini, dato che ne sarebbero servite almeno 550mila.

    Referendum, vademecum per l'irpino che si astieneSi va alle urne per esprimersi in merito alle attività di estrazione degli idrocarburi nelle zone marine entro le dodici miglia dalla costa, che attualmente hanno una validità di durata pari alla vita utile del giacimento. In concreto si parla di 21 concessioni: 7 in Sicilia, 5 in Calabria, 3 in Puglia, 2 in Basilicata e 2 in Emilia-Romagna. La questione riguarda soltanto le attività già in corso entro le 12 miglia marine, quindi rimangono escluse, sia quelle sulla terraferma, sia quelle in mare a una distanza maggiore.

    La consultazione odierna dovrebbe sancire il rispetto degli standard di sicurezza e salvaguardia ambientale. Infatti i sostenitori del Referendum affermano che un “Si” eviterebbe un’ulteriore minaccia ai mari italiani, evitando di impoverire settori importanti quali il turismo e la pesca. E considerando che non viene estratto neanche il minimo del quantitativo previsto, come confermato da Andrea Purgatori, giornalista e presidente di Greenpeace Italia, non si capisce perché permettiamo che continuino a distruggere i nostri mari, il nostro bel Paese.

    Se vincesse il “Sì”, a scadenza della concessione ogni società petrolifera dovrebbe anche smantellare le piattaforme che, in alcuni casi, ferme lì da decenni, sono ormai arrugginite e inquinanti – anche se questa operazione non è esente da rischi. Se vincesse il “No” non sarebbero obbligate a smaltirle, cosa che farebbe risparmiare alle aziende molti soldi.

    Il fronte del “Sì” critica inoltre la strada delle fonti fossili a discapito delle fonti rinnovabili, aspetto che contrasta palesemente con gli impegni assunti nell’ambito del COP 21 di Parigi, al solo intento di contenere l’aumento del riscaldamento globale e il cambiamento climatico.

    Ripetiamo: la consultazione odierna dovrebbe sancire il rispetto degli standard di sicurezza e salvaguardia ambientale, invece è diventata una questione politica, un affare partitico.

    Ecco allora la pomposa entrata in scena del surreale Renzi, che da una parte ha inaugurato un impianto dell’Enel in Canada che sfrutta solo energie rinnovabili e che dall’altra sostiene le trivellazioni in Italia: evidentemente l’interesse è forte viste le intercettazioni nel caso Guidi-Boschi.  Un controsenso tutto italiano, che si è annidato nella corsa alla disinformazione per rendere fallimentare il Referendum, con lo sfacciato pubblico invito all’astensione per non raggiungere il quorum. 

    Detto ciò, è facile dedurre come anche il semplice ricorso al proprio diritto e dovere di voto, al di là della sua stessa espressione, potrebbe rappresentare un piccolo passo nell’autoaffermazione degli italiani, per tutelare e valorizzare la dignità e il senso d’essere di un Paese ricco di meraviglie paesaggistiche e architettoniche, che non deve essere ulteriormente usurpato.

    L’andare a votare, in massa o quasi,  rappresenterebbe una presa di posizione del popolo italiano – la prima dopo decenni di ignavia –  rispetto a governi oligarchici e autoritari, rispetto alle trivellazioni. A questo ognuno di noi dovrebbe pensare passando davanti ad un seggio elettorale o all’interno di una cabina pronto a contrassegnare il proprio futuro: perché una crocetta che oggi richiede una coscienza civica attiva, domani potrà salvare la nostra terra.

    E l’irpino tentennante, quello che vorrebbe astenersi farebbe bene a ricordare o a scoprire che anche l’Irpinia è oggetto di interessi petroliferi al minimo sindacabile.  Oggi i mari, domani le montagne. Le nostre montagne. Impediamo ulteriori “invasioni”.

    Allora agli italiani, e ai dimentichi e dimenticati irpini, si chiede di scendere in campo per difendere la propria coscienza, la libertà di pensiero, l’istinto alla sopravvivenza e l’orgoglio di un popolo. Trinceriamoci in cabina per difendere la nostra terra, le nostre radici, le persone a noi care, noi stessi.

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