Violenza sulle donne, intervista esclusiva



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In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, abbiamo intervistato la psicologa Anna Montuori

La Giornata mondiale contro la violenza sulle donne fu istituita il 17 dicembre 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Da allora, rappresenta un momento rimarchevole per informare e sensibilizzare la gente su questo grave problema.

La violenza sulle donne ha molti volti, dai reati come la violenza fisica a quella sessuale, lo stupro, senza dimenticare la violenza psicologica.

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, abbiamo intervistato Anna Montuori, psicologa CADMA “Antonella Russo”.

In Italia secondo l’ISTAT la violenza sulle donne è un fenomeno che interessa oltre 6 milioni e 743 mila donne. 5 milioni hanno subito violenze sessuali, 3 milioni 961 mila violenze fisiche e circa 1 milione uno stupro o un tentativo di stupro. Un fenomeno, dunque, in crescita. Ci presenta l’attività che svolgete presso la casa accoglienza “Antonella Russo”?

La Casa di accoglienza per donne maltrattate “Antonella Russo” opera sul territorio avellinese da più di 3 anni ormai. All’interno accogliamo donne sole o con figli minori che necessitano di protezione e messa in sicurezza, perché scappano da un uomo maltrattante (marito, compagno, fidanzato, figlio che sia), sia che la donna abbia sporto denuncia/querela sia che non lo abbia fatto (la denuncia non è requisito per l’accoglienza, di fatto la presa in carico di una donna o di un nucleo avviene anche senza aver fatto denuncia).

La nostra Struttura può ospitare fino ad un massimo di 6 donne con o senza figli minori: ad oggi in questi 3 anni di attività ne abbiamo accolte 30 e 25 minori, sia italiane che straniere. All’interno della struttura opera personale qualificato tutto al femminile.

I servizi offerti sono i seguenti: protezione e accoglienza; accompagnamento nei servizi socio sanitari; consulenza legale civile e penale; ascolto, sostegno e gruppi di auto-aiuto; orientamento nei percorsi di autonomia sociale e lavorativa; supporto per i figli vittime di violenza assistita; sostegno e lavoro sulla genitorialità.

Il nostro è un lavoro d’equipe in sinergia con la rete sociale territoriale.
Il nostro servizio, oltre alla Casa di Accoglienza, comprende anche il Centro Antiviolenza “Antonella Russo” (CAV), ubicato presso gli uffici dell’associazione di volontariato “La Casa sulla Roccia” di Avellino, cui si accede mediante contatto telefonico e per appuntamento.

Al CAV possono accedere le donne interessate oppure loro amici, familiari, conoscenti per chiedere informazioni e/o consigli in merito. Il CAV offre i seguenti servizi: ascolto telefonico e colloqui informativi di orientamento; colloqui individuali di sostegno; informazione e consulenza legale civile e penale; accompagnamento ai servizi socio/sanitario.

Anche in questo caso il CAV opera in collaborazione col la rete territoriale di contrasto alla violenza di genere.

Violenza

Quando si parla di violenza, si tende a pensare solo alla violenza fisica sottovalutando quella psicologica, che a mio avviso è più forte e distruttiva. Ci parla delle conseguenze della violenza psicologica?
Si, quando parliamo del fenomeno della violenza di genere in realtà parliamo di varie forme di violenza: fisica, sessuale, economica e psicologica. In particolare, la violenza psicologica è sempre presente.

Essa consiste in parole e comportamenti che danneggiano l’identità e l’autostima della donna, la sua possibilità di benessere, soprattutto se persistenti. La violenza psicologica è fatta di insulti, minacce, battute tese ad umiliare la donna, anche in presenza di altre persone; comprende l’isolamento, il controllo e lo stalking, inteso come comportamenti persecutori ripetuti e intrisivi.

Chiaramente, se consideriamo una donna esposta a questo tipo di violenza ripetuta nel tempo e riproposta nel suo quotidiano, le conseguenze che ne seguono sono molteplici e intaccano l’identità della donna, come persona e come madre. A lungo andare la donna si convince anche che quelle parole che le vengono attribuite sono vere, che quella sbagliata è lei.

La violenza di genere è un reato e riconoscere i segnali di un rapporto violento è il primo passo per porvi fine. Spesso, le donne vittime di violenza lanciano segnali che possono aiutare ed aiutarci a riconoscere tali soprusi. Come possiamo riconoscerli ed aiutare nel concreto una donna?
L’informazione e la sensibilizzazione rispetto al tema è fondamentale; chiunque di noi può fungere da supporto e intercettare dei segnali. In tal caso, ribadisco l’esistenza di centri appositi come i CAV, cui rivolgersi; inoltre, far riferimento al servizio sociale territoriale di competenza, che può indirizzare la donna stessa o guidare chiunque si rechi a chiedere supporto.

Vorrei che arrivasse un forte messaggio a tutte le donne che subiscono violenza e che in questo momento magari stanno leggendo. Pensi ad una frase, o ad una parola, la prima che le viene in mente. Come per ogni problema, per qualsiasi disagio cui chiunque si rende conto di stare vivendo, è bene sempre parlarne, comunicarlo. Parlare di ciò che non ci sembra più essere la norma, è il primo passo per spostarsi dalla condizione attuale di blocco e di impotenza.

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